Il mattone e le sue dimensioni nel tempo
Il mattone è un manufatto ceramico, prodotto con argilla foggiata a mano entro stampi di legno e cotta in fornaci ad una temperatura che si aggira sui 900 C°. A questa temperatura l'impasto subisce delle trasformazioni irreversibili, perde la sua plasticità e ottiene un buon grado di compattezza e resistenza.
I primi mattoni furono realizzati già nel 3000 a.C., presso le civiltà del vicino Oriente, soprattutto per coperture e canalizzazioni; anche in età classica la produzione laterizia fu prevalentemente destinata a tegole e coprigiunti da porre sul colmo dei tetti. Dopo Augusto, e soprattutto dall’età neroniana, si sviluppò una produzione su larga scala, finalizzata alla realizzazione di intere opere portanti; il mattone di età romana fu generalmente di modulo quadrato (con misure corrispondenti a multipli e sottomultipli del piede, di ca. 29,6 cm.) e di grosse dimensioni, tale da passare da parte a parte nel muro e permettere una notevole consistenza della struttura.
Con l’Altomedioevo la produzione di laterizi subisce un vistoso tracollo, fatta eccezione per rare produzioni occasionali legate a grandi cantieri monastici o a committenze di prestigio.
Si registra una notevole ripresa a partire dalla prima metà del XII secolo, ma con alcune differenze sostanziali per quanto riguarda le dimensioni: viene definitivamente abbandonato il modulo quadrato di età classica a favore di quello rettangolare, più piccolo e più leggero, tale da essere messo in opera con una sola mano: sembra, infatti, che con il crollo del sistema schiavistico, il murature, che si trovava a lavorare da solo, fosse costretto a rompere i grossi laterizi quadrati per poterli maneggiare con più facilità.
Dalla ripresa edilizia bassomedievale, nella maggior parte delle città italiane, la produzione laterizia non è più cessata.
Tale fenomeno è riscontrabile anche nella città di Venezia: si può infatti registrare un uso massiccio del mattone come materiale da costruzione già a partire dalla prima conversione in muratura della primitiva città lignea, agli esordi del Bassomedioevo. Le ragioni rispondono non ad un fatto estetico o economico, ma ad esigenze specifiche del territorio lagunare: per la città di Venezia, sorta su un sito di origine sedimentaria caratterizzato da notevoli differenze di consistenza del suolo e da conseguenti cedimenti strutturali, si è sempre rivelato fondamentale l’innalzamento di opere architettoniche in mattoni e legno, notevolmente più leggere di quelle realizzabili in pietra.
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La mensiocronologia.
L'indagine storica particolare riguardante lo studio delle dimensioni che i mattoni possono assumere nel corso dei secoli è denominata mensiocronologia.
La mensiocronologia è un metodo non distruttivo, di datazione assoluta, basato sull’analisi statistica delle dimensioni dei laterizi e delle loro variazioni in rapporto al tempo, registrate in una serie di edifici pertinenti ad uno stesso ambito territoriale e correlate dallo studio della documentazione scritta relativa alle norme che regolamentano la produzione e lo smercio dei materiali.
L’idea per l’introduzione della mensiocronologia è derivata dal fatto che, anche a prima vista, è possibile rintracciare, sulle superfici in muratura, mattoni che abbiano differenti forme e misure; si è quindi cercato di indagare sui motivi di fondo e sulle possibilità di sfruttare tali variazioni in direzione di ricerca storica: nel momento in cui diventa possibile associare un certo modulo ad un determinato momento storico, si ottiene un metodo di datazione delle strutture.
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La misure
Le variazioni di misure nei mattoni storici rispondono a due cause fondamentali: una involontaria o casuale ed una intenzionale.
La variazione casuale delle dimensioni dei mattoni può dipendere dall’utilizzo di differenti zone di approvvigionamento dell’argilla, dalla sistemazione manuale di questa all’interno degli stampi, dall’usura degli stessi e soprattutto, dai differenti ritiri di volume che si verificano nel corso della cottura, dovuti alle temperature non omogenee caratteristiche delle fornaci pre-industriali.
Accanto alle oscillazioni dimensionali imputabili al caso, esiste una variazione intenzionale che risponde a fenomeni economici e di mercato: il laterizio infatti viene da sempre commercializzato per unità di migliaia ed è ovviamente interesse dei costruttori riuscire a produrne con misure leggermente inferiori alla norma, con l’intento di venderne in quantità maggiore; nelle produzioni pre-industriali si tendeva perciò ad usare forme in legno sempre più piccole, prestando attenzione a non rendere immediatamente percepibile la frode, viste le notevoli oscillazioni casuali che potevano presentarsi nell’ambito di una stessa produzione a cottura avvenuta.
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Padova, Palazzo dei Signori, Modello comunale delle misure del coppo, dello staio e del mattone
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Questa variazione intenzionale operava molto lentamente nel tempo e la diminuzione media volontaria del materiale edilizio non era immediatamente riscontrabile, se non su periodi temporali abbastanza ampi, entro i quali gli acquirenti si rendevano conto delle differenze dei laterizi posti in opera e si vedevano costretti a chiedere l’intervento delle autorità governative preposte al controllo delle misure.
Il controllo sulla produzione di materiale destinato all’edilizia si attuava sia mediante atti emanati dalle magistrature competenti, sia attraverso l’esposizione sui palazzi comunali del modello dello stampo per laterizi e coppi, con le misure minime del mattone crudo alle quali dovevano attenersi i produttori.
Valutando statisticamente la variazione della produzione laterizia nei vari secoli ed escludendo il caso di produzioni differenziate, in un medesimo periodo, per scopi funzionali diversi, è possibile creare una curva di riferimento che descrive l’andamento del valore medio delle misure dei mattoni in funzione del tempo. In situazioni di libero mercato e di conseguente concorrenza economica la variazione si identifica in una riduzione lineare delle dimensioni medie del materiale da costruzione.
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Il caso veneziano
La produzione di laterizi in Venezia non sembra essere mai stata più di tanto consistente, anzi spesso è da ritenersi addirittura inesistente. Questo perché Venezia, per la sua particolare condizione di città in acqua, si trovava ad essere totalmente priva di materie prime: sia il reperimento delle zone di approvvigionamento, sia il trasporto, hanno da sempre costituito un problema non indifferente per l’edilizia lagunare. Pietre, argilla e soprattutto legname necessario per la cottura di mattoni e calce, dovevano provenire dall’esterno. Gran parte dei mattoni impiegati in laguna sono pertanto prodotti nell’immediata terraferma, in luoghi più comodi per lo sfruttamento delle risorse, soprattutto presso le foci dei fiumi, principali cave di argilla e snodi del trasporto fluviale del legname proveniente dai boschi del Cadore; è facile immaginare come fosse meno dispendioso importare a Venezia i materiali da costruzione come prodotto finito, piuttosto che le singole materie prime.
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Esempi di antinelle a Venezia, Cannaregio, s. Caterina
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L’importazione e l’utilizzo del materiale da costruzione è sottoposto a rigidi vincoli legislativi: il materiale archivistico riguardante le regolamentazioni delle attività artigianali veneziane è vastissimo e si ritrova nei Capitolari delle Arti (Capitolare dei Numeratori e trasportatori di tegoli e mattoni, datato 1222 e Capitolare dei Fornasieri, datato 1229) e in alcune Delibere del Maggior Consiglio. Inoltre, già a partire dal XIII secolo, esisteva una forma con dimensioni fisse per la fabbricazione di tegole e mattoni, il cui modello comunale, oggi non più visibile, era pubblicamente esposto a Rialto, presso l’ufficio della Giustizia; ma, essendosi ben presto dimostrata una disposizione insufficiente per controllo delle misure minime,
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una Delibera del Maggior Consiglio del 20 gennaio 1327 imponeva ai fornaciai di acquistare e tenere presso le fornaci apposite forme in legno, contrassegnate con il bollo del comune e rivestite di ferro ai lati perché non diminuissero di grandezza.
Viene così testimoniata la tendenza alla diminuzione delle dimensioni medie dei mattoni a fini di lucro, riscontrabile effettivamente attraverso la misurazione delle strutture murarie di una trentina di edifici storici in laterizio innalzati a Venezia tra il XII e il XIX secolo: se nel XII-XIII secolo il modulo caratteristico è di circa 7 x 14/15 x 28/30 cm., principalmente per l’edilizia religiosa, alla metà del XV secolo si aggira attorno ai 6 x 13 x 27 cm., fino ad arrivare al tardo settecento in cui il mattone assume le dimensioni medie di 5 x 12 x 24 cm.
L’analisi mensiocronologica come strumento di datazione è introducibile a Venezia solamente a partire dal Bassomedioevo inoltrato, in quanto la prima edilizia in mattoni registra la presenza contemporanea di moduli molto diversi nel medesimo arco temporale. Tra l’XI e il XIV secolo, infatti, è possibile individuare sulle superfici murarie della città almeno tre differenti produzioni: quella ancora romana, le altinelle e il mattone medievale di grosse dimensioni (7-8 x 14-15 x 28-30 cm.).
I primi laterizi in assoluto utilizzati a Venezia sono totalmente di reimpiego e, generalmente, di produzione romana; ne sono visibili alcuni, che arrivano fino a 55 cm. di lunghezza per 30 cm. di larghezza, nel nartece di collegamento tra la basilica di S. Maria Assunta e il battistero, a Torcello
La prima produzione lagunare di XII e XIII secolo è imitativa: le cosiddette altinelle (di 4,5-5 x 7.8 x 16-18 cm.), pur essendo prodotte a Venezia, si adeguano alle dimensioni dei laterizi pavimentali utilizzati in terraferma in tarda età imperiale; il loro nome, infatti, deriverebbe da Altino, dove sono tuttora conservate delle pavimentazioni romane a spina di pesce messe in opera con laterizi di dimensioni che oscillano prevalentemente attorno ai 15 cm. di lunghezza. Le altinelle si rintracciano facilmente su molte superfici murarie veneziane grazie alla loro caratteristica tessitura, disposte in file alternate nel senso delle spessore e della lunghezza; le concentrazioni maggiori sono riscontrabili nelle aree del primitivo insediamento medievale, intorno al nodo politico ed economico di Rialto e dei canali circostanti e sono caratteristiche dell’edilizia civile e privata.
L’architettura di committenza religiosa, invece, sembra caratterizzata, già dal XI secolo, da un modulo che si aggira attorno ai 7-8 x 14-15 x 28-30 cm., presente a Torcello, a Murano, nella chiesa domenicana dei SS. Giovanni e Paolo, nel campanile di S. Giacomo dell’Orio e come reimpiego in chiese più tarde. Si dovrebbe trattare, più che di una misura imposta e controllata, di una sorta di consuetudine protratta per lungo tempo e osservata nell’innalzamento delle grandi opere religiose, in cui non si esclude la presenza di maestranze itineranti più che locali. Questo modulo sarebbe quindi identificabile nella cosiddetta klosterform, la “misura del monaco”, rintracciabile, anche con alcune variazioni, in un ambito territoriale molto ampio, che scavalca i limiti delle singole entità statali.
La prima unificazione della produzione laterizia sembra avvenire soltanto a partire dal XIII, e soprattutto dal XIV secolo, quando si registra la prima, centralizzata, organizzazione della normativa edilizia, la fornitura e la lavorazione in serie dei materiali da costruzione e la regolamentazione dell’espansione urbana.
Una volta imposto il controllo centralizzato, dalla fine del XVI secolo, la produzione dei mattoni si rifà ad un modulo di ca. 6 x 13 x 27 cm. La decrescita dimensionale è costante per tutto il XVII secolo, con la lunghezza media di 26 cm., e continua con un andamento abbastanza lineare fino agli inizi del XVIII secolo, quando si registra la misura minima (5,5 x 11,6 x 23,5 cm.). Immediatamente dopo, si ha un leggero aumento medio che stabilizza i laterizi sette, ma soprattutto ottocenteschi, attorno al modulo di 5 x 12 x 24 cm.
In seguito alla dominazione austriaca e ai grandi lavori di militarizzazione intrapresi in tutta la Laguna, la produzione si normalizza definitivamente attorno alle dimensioni di 5 x 12 x 24 cm. che vengono poi assunte come standard anche nelle normative unificate emesse dal nuovo stato italiano per la produzione industriale dei laterizi di modulo UNI.
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Le strutture in mattoni nell’Isola del Lazzaretto Nuovo.
L’isola del Lazzaretto Nuovo, con il suo patrimonio storico-architettonico, conserva ancora in elevato corpi di fabbrica in laterizio legati ai differenti momenti di frequentazione e utilizzo. L'isola quindi, data l’ingente quantità di mattoni di diversa forma e dimensione, si presentava come un caso pilota per l’applicazione della mensiocronologia.
Lo studio è stato condotto parallelamente alle ricerche archeologiche compiute in isola, dalle quali provengono dati essenziali per la comprensione funzionale delle strutture in laterizio.
Oltre allo studio delle strutture che si conservano al Lazzaretto Nuovo la ricerca ha avuto per oggetto una trentina di edifici storici a Venezia.
Nell'isola sono state prese in considerazione tutte le strutture possibili tra le quali, in particolare, le pavimentazioni e i muretti perimetrali delle camere di contumacia, conservatesi per un’altezza non superiore ai 50 cm., uno dei due torresini o polveriere di impianto cinquecentesco, parte del muro di cinta, che subì modifiche e rifacimenti nel corso dei secoli, e il Teson grande, anch’esso con tutte le sue progressive trasformazioni.
La campionatura delle misure dei laterizi ha confermato la sequenza cronologica degli avvenimenti e delle differenti utilizzazioni (religiosa, sanitaria e militare) che hanno interessato l’isola dal XII secolo ad oggi.
Sull’isola sono reperibili almeno quattro differenti tipologie di mattoni, da quelli di modulo romano ai mattoni caratteristici della prima metà del XIX secolo.
I più diffusi sono, senza dubbio, quelli di XVI secolo (il cui modulo corrisponde a 6 x 13 x 27 cm.), riferibili all’utilizzo dell’isola come lazzaretto. Si ritrovano nell’intera area destinata alle contumacie, nei pilastri degli archi del Teson grande, ma anche nei tamponamenti delle arcate realizzate durante l’occupazione militare evidentemente con mattoni di reimpiego. Il secondo modulo per diffusione è, invece, quello di 24 cm. di lunghezza, associabile ai lavori ottocenteschi intrapresi dagli austriaci per la riconversione militare del lazzaretto in polveriera e fortificazione.
Federica Varosio
Estratto da: Università degli Studi di Genova - Facoltà di Lettere e Filosofia - Corso di Laurea in Conservazione dei Beni Culturali - Indirizzo Archeologico, Architettonico e per l'Ambiente. Tesi di Laurea in Rilievo e Analisi Tecnica dei Monumenti Antichi, "RICERCHE PER UNA MENSIOCRONOLOGIA DEI LATERIZI A VENEZIA" - Relatore: Isabella Ferrando; Correlatori: Carlo Varaldo, Tiziano Mannoni; Candidata: Federica Varosio. Anno Accademico: 2000/2001.
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