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trimestrale di informazione culturale
Archeoclub d'Italia - sede di Venezia
Anno XVI, n. 1 - 2, giugno 2006 |
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Il sale di Venezia |
Il sale è
sempre stato per l’uomo un prodotto necessario,
indispensabile sia per l’alimentazione che
per la conservazione dei cibi.
Già nella preistoria furono sfruttate le
prime miniere di sale, come ad Hallstatt oppure
ad Hallein nei pressi di Salisburgo, ma, fin dall’antichità,
per produrre sale, furono utilizzate soprattutto
le saline, speciali impianti realizzati nelle
zone marine costiere.
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| Le
origini |
Come altre aree mediterranee,
anche le lagune alto-adriatiche, da Chioggia a
sud fino ad Equilo (Iesolo) a nord, hanno offerto
agli abitanti delle isole e dei litorali questa
possibilità che rappresentò per
essi una grande risorsa: la produzione e il commercio
del sale.
Molte testimonianze archeologiche vengono a sostenere
l’ipotesi che anche la nostra laguna fosse
usata già in epoca romana per la conduzione
di saline. Una salina romana pare documentata
a S.Giorgio, nel Bacino di S.Marco (Marzemin,
1940) e molti altri ritrovamenti, anche recenti,
conducono in questa direzione.
Cassiodoro, ministro di Teodorico, nella sua famosa
lettera ai Tribuni Marittimi (nella prima
metà del VI secolo), insiste sull’importanza
della produzione del sale nella lagune venete:
“Tutti gli sforzi sono tesi a sfruttare
le saline: invece dell’aratro, invece delle
falci, voi rotolate i cilindri. Di là vengono
tutte le vostre ricchezze”.
Il sale fu probabilmente la prima merce di scambio,
la moneta, usata dagli abitanti delle lagune,
per comprare il grano e altri prodotti nell’entroterra,
e fu dunque il punto di partenza per lo sviluppo
dei successivi commerci, dal grande emporio di
Torcello, a Metamauco, a Rivo Alto.
La stessa costruzione della città di Venezia
(Civitas Rivoalti) - come documentano
le ricerche di Ernesto Canal e le opere di Wladimiro
Dorigo - fu una progressiva espansione del nucleo
originario della città verso le aree periferiche,
con bonifiche e urbanizzazione degli spazi acquei
circostanti, che un tempo erano costituiti da
peschiere, piscine con varie opere idrauliche
(mulini), e appunto saline.
Ancora nel 1200, quando la laguna aveva caratteristiche
ambientali ben diverse da quelle attuali, grandi
saline si trovavano a Luprio, nella zona
di Canaleclo (Cannaregio) oppure a Dorsoduro,
dove probabilmente esistevano anche depositi salinari
e dove poi, agli inizi del 1400, furono costruiti
i monumentali Magazzini del Sale.
Le conterminazioni stesse delle saline, costituite
da palificate e argini, servirono per la progressiva
conquista e occupazione degli spazi lagunari.
Il termine “fondamenta” che rimane
nella toponomastica veneziana per indicare la
riva percorribile lungo un canale (al plurale:
le “fondamente”), sembra derivare,
come toponimo, dal fondamentum salinarum,
cioè dal nome con cui si indicava un complesso
unitario di saline.
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| Le
saline in Laguna |
Nel
Medioevo la raccolta del sale fu il sistema privilegiato
per la valorizzazione della laguna: un lavoro duro,
spesso svolto, contemporaneamente ad altre opere di
intervento agrario, dai monasteri benedettini diffusi
nel territorio lagunare, un lavoro che richiedeva
opere complesse (dighe, canali, livellamento del terreno
prosciugato) e che presentava continue difficoltà,
causate ad esempio dai fiumi che versavano allora
in laguna: il Brenta, il Sile, il Piave.
Come evidenzia Jean-Claude Hocquet, massimo studioso
dell’argomento, esiste una grande documentazione
sulla storia delle saline, proveniente soprattutto
dagli archivi monastici. Si tratta per lo più
di atti di donazione o di compravendita dei grandi
monasteri, quali S.Lorenzo di Ammiana e San Giovanni
Evangelista a Torcello, San Zaccaria e San Giorgio
Maggiore a Venezia, Santa Trinità a Brondolo
(Chioggia). Ma esistevano in molte località
della laguna, come ad esempio a Pellestrina, anche
saline di proprietà ducale e di proprietà
privata di grandi famiglie nobili, quali i Morosini,
i Muazzo, i Tiepolo, i Loredan, i Fusco, gli Ziani,
ecc.
Già prima del Mille Venezia esportava sale
verso la pianura padana: verso la fine del IX secolo
aveva infatti sconfitto la concorrenza di Comacchio,
distruggendo le sue saline.
I documenti di archivio permettono di ricostruire
la situazione in laguna verso la fine del
XII secolo, periodo di massima produzione del sale
in laguna: esistevano allora 119 fondamenti
di saline, dei quali circa 1/3 nella laguna settentrionale
(la maggior parte tra Murano, Sant’Erasmo, Torcello)
e 2/3 nella laguna meridionale, nel territorio di
Chioggia., dove l’acqua della laguna aveva probabilmente
un tasso di salinità maggiore.
Nella laguna settentrionale, a causa di rapidi cambiamenti
ambientali, le saline furono presto abbandonate e
sostituite con valli da pesca (da vallum,
recinto), impianti ittici: nella seconda metà
del XIII sussistevano soltanto tre o quattro fondamenti
al riparo del lido di Sant’Erasmo e della
Vigna Murata (poi Lazzaretto Novo).
A partire dal XIV secolo si può affermare che
le saline siano completamente scomparse dalla laguna
nord di Venezia (fatta eccezione per il caso dell’isola
della Salina di San Felice dove intorno alla metà
del 1800 ci fu il tentativo, poco felice, di un impianto
moderno di produzione del sale).
A Chioggia la produzione del sale
continuò fino agli inizi del 1500. I documenti
d’archivio, riferibili alle saline di Chioggia,
consentono di sapere come erano organizzate tali saline.
Un fondamento, poteva comprendere
un numero variabile di saline: da una decina fino
a cinquanta e oltre; la salina,
era suddivisa a sua volta in un numero da venti fino
a quaranta compartimenti più piccoli, detti
cavèdini, ciascuno
con una superficie variabile di 50-60 metri quadrati.
Esperti idraulici, i salinai, costruivano un fondamento
partendo da una poderosa diga (virga madrigale) che
proteggeva tutto il complesso: l’acqua del mare
veniva dapprima raccolta in un grande bacino, detto
moràrio, dove cominciava
a scaldarsi e a concentrarsi, per essere poi immessa
nei bacini di evaporazione più piccoli: con
i vari passaggi l’acqua evapora, vengono eliminati
altri componenti e si cristallizza il cloruro di sodio
o sale da cucina.
L’unità di sfruttamento per una famiglia
di salinai, composta da tre/quattro persone, era in
genere una coppia di saline che giornalmente potevano
produrre, in piena estate, intorno alle due tonnellate
di sale, da raccogliere con appositi attrezzi e trasportare
per mezzo di panieri fino allo scamno
(diga laterale) e quindi nei casoni
(depositi).
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Foto 1 - Le saline di Cervia nel ‘900 (da Cervia - Storia e cultura di una Città salinara, cit.)
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| Il
monopolio veneziano |
Già verso
la fine del XII secolo Venezia cominciò
ad adottare una politica di controllo sul commercio
del sale, in particolare sulla produzione di Chioggia.
A partire dal 1240, come afferma Hocquet, Venezia
cominciò inoltre ad importare “sale
di mare”, cioè proveniente da fuori
della laguna, dall’Adriatico e poi da tutto
il Mediterraneo.
Nel 1281 fu imposto ai mercanti, con la politica
che va sotto il nome di “ordo salis”,
di tornare a Venezia trasportando sale, che fu
usato come comoda zavorra, contribuendo tra l’altro
ad abbassare i costi dei commerci veneziani.
Fu dunque necessario organizzare un apparato amministrativo
capace di svolgere una gestione complessa: dall’esazione
delle tasse con guardiani, sigilli, libri contabili,
alla sorveglianza con dazi e pedaggi sui trasporti,
commerci, depositi, alla lotta al contrabbando.
Il Magistrato al Sal,
l’organo potente che ebbe il compito di
deliberare in materia, divenne una tra le più
importanti magistrature della Serenissima, incaricato
tra l’altro, in considerazione delle grandi
disponibilità di bilancio, di far fronte
alle spese per la costruzione e la manutenzione
degli edifici demaniali (tra cui, nel campo della
sanità, anche i pubblici lazzaretti).
Il monopolio del sale divenne per Venezia uno
strumento di potere sul piano internazionale.
Di grande importanza fu il possesso, dopo quelle
di Chioggia, delle saline di Cervia.
Dopo varie lotte con il Papato, i Veneziani, verso
la fine del XIII secolo, divennero i padroni incontrastati
di Cervia, da cui ricavavano il sale necessario
per l’esportazione verso tutto il mercato
padano, da Padova, Verona, Bologna, alla Lombardia,
fino alla Toscana.
Il controllo veneziano su produzione e commercio
dell’ “oro bianco”, fu esteso
a buona parte del mare Adriatico e del Mediterraneo
(fino a Creta e Cipro), con saline gestite direttamente
e altre comunque controllate, con leggi e pene
severe, e, in vari modi, anche con azioni militari.
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Foto 2 - Grande pianta
dell’Adriatico: da J.-C. Hocquet, Le sel et
la fortune de Venise, cit. |
| I
magazzini del sale |
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La necessità di disporre di scorte adeguate
anche in periodi di difficoltà, quale fu ad
esempio la guerra con i Genovesi, spinse Venezia a
creare nello stesso tessuto urbano dei depositi dove
tenere le grandi quantità di sale importato:
si pensi che soltanto da Cervia giungevano a Venezia
2/3 mila tonnellate di sale ogni anno.
Così, come per le mercanzie e i prodotti d’Oriente
i veneziani inventarono le case “fontego”
(case di residenza ma anche di rappresentanza, che
erano nello stesso tempo magazzini ed empori), per
il sale furono realizzati, a Dorsoduro, nella zona
detta poi della Punta della Dogana, speciali magazzini,
detti Saloni, particolarmente robusti nelle strutture
portanti perimetrali per reggere all’enorme
peso del sale accumulato.
Verso la metà del 1500 tali magazzini dovevano
essere più di una ventina, tra i quali i nove
costruiti tra la fine del Trecento e l’inizio
del Quattrocento nell’area dell’ex-convento
di S.Gregorio, che ancora oggi costituiscono un complesso
monumentale di notevole interesse, oggetto di recenti
restauri.
Il sistema di gestione di tali depositi, con appalti
e sistemi di trasporto, scarico e stoccaggio dei sali,
continuerà a funzionare anche dopo il 1797,
sopravvivendo per molti anni alla caduta della Serenissima
Repubblica.
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| Le
Per saperne di più |
W.Dorigo,
Venezia Romanica - La formazione della città
medioevale fino all’età gotica, Cierre,
Verona 2003
J-C.Hocquet, Le sel et la fortune de Venise, Université
de Lille 1978
J-C.Hocquet, Chioggia, capitale del sale nel Medioevo,
Il Leggio, Sottomarina (VE) 1991
S.Medri-E.Martelli, Cervia - Storia e cultura di una
Città salinara, Ravenna 2005
M.Cattani-N.Berlucchi (a cura di), I magazzini del
sale a Venezia, Marsilio, Venezia 2006. |
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