trimestrale di informazione culturale
Archeoclub d'Italia - sede di Venezia
Anno III, n. 4, dicembre 1993
Vela al terzo
Attraverso la laguna, lungo il ponte che unisce Venezia a Mestre oppure diretti al Lido o a Torcello, non è difficile scorgere barche tradizionali con ampie vele dai vivaci colori, "armate" con un sistema particolare, usato un tempo per le imbarcazioni da pesca o da lavoro e comune a tutto il mare Adriatico. Da alcuni anni si sta assistendo ad una ripresa di interesse, da parte di molti appassionati, per questo tipo di vela, detta "al terzo", particolarmente adatto all'ambiente lagunare ed estremamente ricco di fascino e di storia.
Con questo numero di Archeoclub intendiamo dare anche noi un contributo in tal senso, nella convinzione che beni culturali non siano soltanto i monumenti o le opere d'arte, ma anche quel patrimonio di conoscenze che è legame e continuità con il nostro passato.
Nate per navigare tra le secche e i bassi fondali, le barche tradizionali sono sopravvissute all'evolvere dei tempi. Esempi viventi di gloria passata, sembrano più che mai utili oggi per conoscere Venezia e la sua laguna, per gustarne le attrattive e capirne i problemi, nell'augurio che venti favorevoli e sereni spirino in laguna.
(Gerolamo Fazzini)
Origine e diffusione della vela al terzo
La vela al terzo, tipica dell'Adriatico, è caratterizzata dalla forma trapezoidale. Il lato più corto, rivolto a prua, è chiamato "colonna" o "da terra", e quello opposto "ventàme" o "di fuori". Il lato superiore, "di sopra", e quello inferiore, "di sotto", sono inferiti a dei legni chiamati "antenne".
Questo tipo di vela ben si adatta alle imbarcazioni a fondo piatto, che grazie al grande timone "a calumo" - a scendere - risultano velicamente ben equilibrate e quindi in grado di risalire il vento. La denominazione "al terzo" è abbastanza recente, e si riferisce al punto in cui l'antenna è fissata all'albero: a un terzo circa della sua lunghezza a partire dall'estremità prodiera.
Anticamente l'utilizzo di questo tipo di vela era definito come armo a trabaccolo e solo nel tardo '700 si è arrivati all'attuale denominazione.
Rappresenta il più naturale passaggio dalle più antiche vele quadrate e latine sino a giungere alla vela assiale, la marconi, espressione moderna della vela, in uso oggi sui moderni yachts.
È noto come nel '600 la vela latina fosse largamente diffusa in Adriatico nella marineria minore e come contemporaneamente fosse in uso anche la vela quadra, nella forma alta e stretta presente fino al '700. Tali vele venivano spesso variamente impiegate e ne abbiamo svariate rappresentazioni con posizioni diverse dell'antenna o del pennone superiore, in modo da sfruttare meglio il vento.
Si è quindi giunti per fasi successive alla realizzazione della vela al terzo con un lento e graduale passaggio - probabilmente sviluppatosi nella marineria minore tra il XVII ed il XVIII secolo - parallelamente a quanto avvenuto sulle navi maggiori per la vela di mezzana, originariamente latina, divenuta poi randa di tipo assiale, per fasi successive. Le più antiche testimonianze relative all'impiego di questo tipo di vela sono il noto bassorilievo nella facciata della chiesa di S. Maria del Giglio a Venezia (1680) ed gli atti notarili di P. F. Benedettini conservati a Rimini, pressoché contemporanei. La trasformazione molto probabilmente iniziata in alto Adriatico si è poi estesa sino ad arrivare in Dalmazia e lungo la costa marchigiana, diffondendosi poi in Egeo, parzialmente in Puglia e anche nel mar Tirreno.
In Grecia tale tipo di vela è denominato a bratzera, dal nome della piccola imbarcazione tradizionale, tipica della sponda orientale dell'Adriatico, che spesso incrociava i trehandiri o i perame provenienti dall'Egeo. I vantaggi che hanno portato ad una rapida diffusione della vela "al terzo" in un ambiente così restio alle novità, si possono sintetizzare in una migliore manovrabilità rispetto a quelle precedenti, nella conseguente diminuzione di uomini necessari alla sua manovra e nella sua ottima compatibilità con gli scafi a fondo piatto o a pescaggio minimo.
Sulle barche da pesca - fino al tramonto della vela - è risultata caratteristica la sua colorazione che era eseguita con la spugna e con colori facilmente reperibili, ricavati dalle terre. Questo trattamento, oltre a preservare il tessuto, consentiva di rendere identificabile da lontano l'imbarcazione e anche di riconoscere di notte le linee dei matafioni; usanza che ha dato il via alla fine del '800 ad una vera e propria araldica tra i pescatori.
(Mario Marzari)
Come andare al terzo
Per vagabondare nel variopinto mondo della vela al Terzo sono richieste alcune conoscenze difficilmente presenti nel bagaglio tecnico del comune velista. Per riuscire a governare con la sufficiente sicurezza, ad esempio, è pressoché necessaria una minima confidenza con forcole e remi, saper bordare la randa agendo su due distinte manovre, per non parlare dell'esecuzione di partenze e virate, ben più impegnative che su qualsiasi armo "marconi".
È anche indispensabile sapersi destreggiare nell'ambiente lagunare, apparentemente così inoffensivo ma in realtà, con le sue forti correnti, l'estrema varietà dei fondali e le ampie escursioni di marea, sorprendentemente insidioso.
Oggi finalmente, a differenza di pochi anni addietro, c'è la possibilità di apprendere queste tecniche e conoscenze da vari articoli e pubblicazioni, ma anche - e soprattutto - da specifici corsi promossi da alcune associazioni cittadine:
"Circolo velico Casanova" - P.ta San Giuliano, 30173 Venezia-Mestre
c/o UISP tel. 041.5380945 oppure 041.614641
"Associazione Vela al Terzo" - Piscina S. Zulian 555, San Marco 30124 Venezia
c/o negozio Trevissoi tel. 041.5224250
"Canottieri Bucintoro" - P.ta Dogana 15, Dorsoduro, 30123 Venezia
"L'Altra Laguna" - Via Rizzardi 48, 30175 Venezia Marghera
c/o UISP tel. 041.5380945 (Vittorio Resto).
Per saperne di più
"Vela al Terzo a Venezia" è la pubblicazione nata appositamente per guidare il profano alle conoscenze necessarie per la gestione e la conduzione delle barche tradizionali al terzo. Comprende capitoli su storia, ambiente, teoria e pratica della barca al terzo.
Testo di 240 pagine, ricco d'immagini a colori e in B/N.
Primo premio '91 per la sezione tecnica al XXVI Concorso letterario CONI: Richiedibile a "L'Altra Laguna".